Novella
Vulite ’o vasillo?
Un pittore, una madre e un bambino. Ma prima ancora: un pezzo di Napoli che Di Giacomo riesce a far vedere.
Il brano e le soste di lettura
Tre giorni dopo arrivato, col mio bravo cassettino ad armacollo e col mazzo di pennelli tra mani, infilavo, entrandovi da Borgo Loreto, il lungo vicolo Giganti, pel quale si spunta alla Marinella.
Tu non sei stato mai a Napoli e non puoi sapere che sieno questi vicoli di Borgo Loreto, topaie di marinari miserabili, vestiti di lana doppia, puzzolenti, neri come il carbone. Tutta la vita grama di questi lavoratori del mare s'agita, ripullulando, in case buie, profonde, umide.
Un triste e schifoso spettacolo, poco lontano dall'azzurro, divino spettacolo del mare, innanzi al quale la mia mano freme sulla tavolozza.
Fu in una di queste soste che una donna sui trent'anni, piccola, bionda come tutte le figlie del mare, mi chiamò sulla soglia di casa sua, nella via, e mi chiese, sorridendo, se volessi disegnarla.
Più tardi il pittore scopre che Fortunata non vuole il ritratto per sé. Nel lettuccio c’è suo figlio Andreuccio, malato e febbricitante.
Il bambino ha paura del pittore. Un soldino serve a convincerlo. Il giorno dopo, però, qualcosa è cambiato: Ndriuccio lo riconosce, gli sorride, e prima che il pittore vada via gli domanda:
«Vulite ’o vasillo?»
Guarda cosa c’è dentro
Non solo la storia
Questa novella apre molte finestre: i quartieri del porto, il lavoro dei marinai, la pesca del corallo, la malattia infantile, una madre sola, la povertà domestica, lo sguardo di un forestiero sulla città. Non servono dieci pagine di spiegazione: basta fermarsi sui dettagli che il testo mette davanti agli occhi.
Parole napoletane
Un piccolo glossario
- vasillo
- Bacetto, piccolo bacio.
- tata
- Il padre, nel linguaggio familiare.
- paranza
- Nel racconto indica il gruppo/imbarcazione con cui il padre è partito per la pesca.
- Ndriuccio
- Forma affettuosa del nome Andreuccio.
UNA VOCE DI LETTORE
Che cosa mi rimane
Soprattutto la chiusura della cornice. All'inizio il narratore diceva di non voler parlare di sé, e alla fine si capisce che la storiella è la sua pena. Il bambino “è qui, accosto a me”, e la frase torna ancora, per la terza volta, senza nessun soldo in cambio. Il ritornello, che era un prezzo, finisce per diventare un fantasma gentile.
Mi colpisce che non ci sia consolazione né moralismo, e che il dolore sia reso dalla voce di un bambino che non sapeva di vendere niente.
Mi resta anche una piccola ambiguità che la novella non scioglie e non giudica: il bacio comprato con un soldo e il bacio vero sono lo stesso bacio. Per questo credo che commuova senza ricatto.
UN’ALTRA CHIAVE
Dal ritratto alla voce
Il pittore entra nella storia guardando Napoli e le persone quasi con l’occhio di chi cerca qualcosa da fissare sulla tela. Quando incontra Andreuccio, però, il ritratto smette poco a poco di essere soltanto un esercizio d’arte: diventa il modo con cui una madre prova a trattenere il volto del figlio per sé e per il padre lontano.
Ma alla fine succede qualcosa di diverso. Il ritratto resta appeso nella casa, mentre nel narratore non resta soprattutto un’immagine: resta una voce.
Andreuccio ritorna nella memoria con la stessa domanda che aveva accompagnato i loro incontri: “Vulite ’o vasillo?”. È come se la pittura avesse conservato il volto, ma la memoria avesse scelto il suono.
C’è allora un passaggio sottile dall’immagine alla parola. Il pittore aveva provato a fermare il bambino sulla tela; Di Giacomo lo ferma invece in una frase. E quella frase, ripetuta nel finale, finisce per essere più viva del ritratto stesso.
Forse è proprio qui che la novella trova la sua forza: non nel tentativo di spiegare la morte del bambino, ma nel modo in cui una voce piccola continua a esistere dopo la sua scomparsa.
Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l’aiuto dell’IA, non una spiegazione definitiva del testo.
Fonti
Testo: Salvatore Di Giacomo, Vulite ’o vasillo?...
Opera: Novelle napoletane / di Salvatore Di Giacomo ; prefazione di Benedetto Croce. Milano : Fratelli Treves, 1919, XI, 324 p. ; 19 cm.
Edizione elettronica consultata: Liber Liber, 2ª edizione elettronica, 9 gennaio 2023 (1ª edizione elettronica: 20 giugno 2018).
Digitalizzazione: Distributed Proofreaders (pgdp.net).
Revisione, impaginazione e pubblicazione: Claudio Paganelli.
Diritti d’autore: indicati come “no” nell’edizione elettronica Liber Liber.
Licenza: pagina delle licenze Liber Liber.
La novella è datata nel testo «Napoli, marzo 1885».