Poesia
Tutto se scorda
Una chitarra a cui manca una corda, un amore che cambia volto e una memoria che ritorna proprio quando sembrava dimenticata. In questa poesia Di Giacomo costruisce tutto attorno a un’espressione che contiene già il suo doppio significato: se scorda.
Il testo
TUTTO SE SCORDA
Tutto, tutto se scorda,
tutto o se cagna o more;
e na chitarra è ammore,
ca nun tene una corda.
Ogge si’ tu: dimane,
forze, n’ ata sarrà:
e po’ n’ ata, chi sa,
si tiempe ce rummane.
Uocchie celeste o nire,
culure ’e giglio o ’e rosa,
sempe, sempe una cosa
sempe ’e stesse suspire!
Si, suspiranno, io dico:
«Quanto mme si’ custata!»
tale e quale a quacc’ ata
tu suspire cu mmico...
Tutto, tutto se scorda,
tutto o se cagna o more,
e na chitarra è ammore,
ca nun tene una corda.
Ma, tremmanno, sta mano
cierte vote se scorda:
e torna ’a primma corda
a tentà, chiano chiano.
E nu suono ca sceta
tanta cose, o addurmute,
o luntane, o fenute,
esce ’a sotto a sti ddeta...
Soste di lettura
Una parola, due significati
Il centro della poesia è racchiuso già nel titolo. In napoletano se scorda può voler dire “si dimentica”, ma anche “si scorda”, nel senso musicale di uno strumento che perde l’accordatura.
Di Giacomo tiene insieme i due significati fin dall’immagine della chitarra:
“e na chitarra è ammore,
ca nun tene una corda.”
L’amore è dunque qualcosa che può essere dimenticato, ma anche uno strumento imperfetto, privato di una corda e incapace di conservare per sempre la propria armonia.
La stessa espressione ritorna però nel finale con un significato nuovo. La mano, quasi indipendentemente dalla volontà, torna alla «primma corda» e prova ancora a farla vibrare. Ciò che sembrava perduto non è scomparso del tutto.
Parole napoletane
Un piccolo glossario
- mmico
- con me
- fenute
- finite
- ddeta
- dita
Una voce di lettore
Il doppio senso di se scorda regge tutta la poesia: significa dimenticare, ma anche perdere l’accordatura. Così la chitarra a cui manca una corda diventa insieme immagine dell’amore e dell’oblio. Un amore che dimentica è un amore disaccordato, incompleto fin dall’inizio.
La strofa più amara, per me, è quella in cui il poeta si accorge che la donna, sospirando con lui, sospira esattamente come tutte le altre. Non c’è rancore: c’è piuttosto la constatazione stanca di chi ha capito che l’unicità, in amore, è un’illusione che il tempo finisce per smontare. Anche quel «si tiempe ce rummane» porta con sé un’ironia dolente: non c’è neppure la certezza che rimanga abbastanza tempo per le altre.
Poi però la poesia cambia direzione. Quello che rimane è la memoria che sopravvive nel gesto, non nella volontà. Il poeta non decide di ricordare: è la mano a ricordare. Torna quasi da sola alla prima corda e la tenta «chiano chiano».
È qui che trovo il paradosso più bello: la chitarra senza una corda, simbolo di mancanza e di perdita, riesce ancora a produrre un suono. E proprio quel suono imperfetto finisce per essere più commovente di quello di uno strumento integro. La dimenticanza non cancella tutto: lascia un residuo, e basta una vibrazione perché ciò che sembrava addormentato, lontano o finito possa tornare per un istante.
Un’altra chiave
La poesia sembra cominciare con una certezza assoluta:
“Tutto, tutto se scorda.”
Tutto cambia oppure muore. Gli amori si sostituiscono l’uno all’altro, i volti cambiano, persino i sospiri finiscono per assomigliarsi. La ripetizione del primo verso sembra quasi voler trasformare la dimenticanza in una legge inevitabile.
Eppure il finale incrina proprio quella certezza.
La mano «cierte vote se scorda»: anche qui il verbo conserva la sua ambiguità. Può dimenticare, ma può anche smarrire l’accordatura. E proprio nel momento in cui sbaglia, devia o ritorna senza volerlo alla prima corda, produce un suono capace di «scetà» cose addormentate, lontane o finite.
La poesia finisce così per contraddire, almeno in parte, il proprio titolo. Forse non conserviamo intatti gli amori, le persone o ciò che abbiamo vissuto. Ma qualcosa resta sotto la memoria cosciente: un gesto, un’abitudine, un suono. La dimenticanza può cancellare il racconto, non necessariamente la traccia.
Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l’aiuto dell’IA, non una spiegazione definitiva del testo.
Poesia e musica
Una poesia già diventata musica
Tutto se scorda! ebbe già una propria veste musicale alla fine dell’Ottocento. Francesco Paolo Tosti musicò i versi di Salvatore Di Giacomo per canto e pianoforte; l’edizione Ricordi è del 1893. La composizione è documentata anche nelle raccolte e nei cataloghi dedicati alla canzone napoletana e all’opera di Tosti.
La nuova musicazione
Tornare a quei versi
Nel scegliere i testi da musicare non mi sono basato soltanto sull’esistenza o meno di una precedente composizione. Ho cercato soprattutto poesie la cui veste musicale storica non fosse rimasta stabilmente presente nell’ascolto contemporaneo più comune.
Per questo ho preferito non intervenire su testi come Marechiare, Era de maggio, Palomma ’e notte e tante altre: indipendentemente dalla disponibilità del testo poetico, quelle canzoni continuano a vivere attraverso una tradizione musicale riconoscibile e attraverso interpreti che le hanno rese patrimonio condiviso.
Tutto se scorda! aveva già una musica di Francesco Paolo Tosti. Ma quella versione, per quanto documentata, non mi sembrava appartenere oggi allo stesso patrimonio d’ascolto diffuso. Da qui la scelta di tornare ai versi di Di Giacomo e cercare una nuova veste musicale.
Il brano dà anche il titolo alla mia seconda raccolta dedicata alle poesie in musica di Salvatore Di Giacomo, Tutto se scorda – Passo pur’io Vol. II.
Ascolto
Tutto se scorda in musica
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Fonti
Testo poetico: Salvatore Di Giacomo, Poesie, «Tutto se scorda», pp. 219–220; edizione elettronica Liber Liber, 26 gennaio 2017. Il testo è riprodotto nella grafia fornita dal curatore, confrontata con il PDF; divisione in sette quartine adottata per la lettura.
Edizione di riferimento: Poesie e prose di Salvatore Di Giacomo, a cura di Elena Croce e Lanfranco Orsini, Milano, Mondadori, 2004. Scheda Liber Liber · PDF della raccolta.
Crediti dell’e-book: digitalizzazione e impaginazione Ruggero Volpes; revisione Alyssa Violle; pubblicazione Catia Righi. L’e-book dichiara «Diritti d’autore: no»; la scheda Liber Liber indica la licenza CC BY-NC-SA 4.0.
Musicazione storica — edizione: Francesco Paolo Tosti, Tutto se scorda!, canzone napoletana, Milano, G. Ricordi e C., 1893. Biblioteca Nazionale di Napoli “Vittorio Emanuele III”, Raccolta di Canzoni Napoletane della Biblioteca Lucchesi Palli: inventario LP_33847, collocazione R.Di Giacomo 144.13, identificativo MUS0227877. Scheda bibliografica.
Musicazione storica — archivio: Gianfranco Miscia (a cura di), My Memories. L’Archivio del compositore Francesco Paolo Tosti e della famiglia. Inventario, Ministero per i beni e le attività culturali, Direzione generale per gli archivi, 2009, p. 88, sezione III, «Composizioni complete», n. 43. La scheda registra lo spartito per canto e pianoforte, il testo di Salvatore Di Giacomo e l’edizione Milano, Ricordi, [1893]. Inventario dell’Archivio Tosti.
Nuova musicazione — ascolto: