Letture e documenti

Storie e leggende napoletane

Benedetto Croce

Quarta edizione riveduta ·

Una città da leggere nei suoi luoghi, nelle memorie e nelle trasformazioni.

Dentro il libro

Contrariamente a quanto il titolo possa far pensare, Storie e leggende napoletane non è una semplice raccolta di favole o racconti popolari. È un libro di saggi storici sulla città di Napoli, nel quale Croce ricostruisce luoghi, vicende, figure storiche, credenze e trasformazioni urbane.

Si può entrarvi partendo da un edificio ancora visibile, da una spiaggia che ha cambiato forma o da una storia tramandata intorno a un luogo. I tre passi scelti seguono questi ingressi diversi.

Un edificio, molte memorie

Le pietre aprono una storia

In Un angolo di Napoli, Croce parte dalla vista che si offre al balcone del suo studio: il campanile di Santa Chiara, i monasteri, il palazzo Filomarino. Lo sguardo sugli edifici diventa una ricerca delle vite e delle vicende che vi hanno lasciato traccia.

A me giova intanto, all’ombra degli alti tetti e tra le angustie delle vecchie vie, riparare nella piú vasta ombra delle memorie; e il prossimo monastero di Santa Chiara, che re Roberto e la pia regina Sancia elevarono in questa parte di Napoli che si diceva «extra hortos», presso le mura e la porta cumana o «regale», e riccamente dotarono («Virginis hoc Clare templum struxere beate Postea dotarunt donis multisque bearunt», verseggia e rimeggia una delle iscrizioni del campanile), mi riporta al moto francescano, che con gli angioini si sparse anche nel mezzogiorno d’Italia.

Un angolo di Napoli, p. 13.

Disegno del portone a bugne del palazzo Filomarino della Rocca, con arco e decorazione sulla sommità.
Portone del palazzo Filomarino della Rocca.Illustrazione in Storie e leggende napoletane, edizione Laterza 1948, p. 12.

Le trasformazioni dei luoghi

Una spiaggia sotto la città

In Passato e presente, il saggio La spiaggia e la villa di Chiaia comincia da un canto popolare che ricorda lo scoglio di San Leonardo. Le parole conservano il riferimento a un luogo scomparso, e Croce ne segue le trasformazioni.

Dove è ora quello scoglio, segno un tempo delle poetiche escursioni di giovanotti e ragazze, che vi mangiavano i «frutti di mare» (spuónnele e patelle), o piuttosto vi facevano all’amore? Sparito da un pezzo: trasformato dapprima nella «loggetta a mare» della Villa, dove io ricordo di essermi ancora intrattenuto nella mia fanciullezza, e poi la loggetta pure assorbita nella nuova via Caracciolo.

Passato e presente, I. La spiaggia e la villa di Chiaia, p. 261.

Storia, tradizione e verifica

Una leggenda chiede altre domande

Nell’introduzione a Leggende di luoghi ed edifizî di Napoli, Croce interroga il modo in cui i racconti acquistano credito. Per lui anche le leggende erudite possono nascere da documenti e monumenti interpretati male; la ricerca deve tornare alle fonti.

Tale e quale come per le leggende erudite: e, come queste si appoggiano sopra documenti e monumenti mal interpetrati o incompiutamente conosciuti, cosí le altre si richiamano a racconti orali, ad autorità e documenti e a monumenti, e vengono criticate come le prime col riesaminare le fonti e interpetrarle altrimenti, cioè, per essere esatti, come si fa di continuo, sostituendo una migliore storia alla storia innanzi posseduta: il che vuol dire che nel fatto ogni storia ha un po’ della leggenda e ogni leggenda ha della storia, e che la distinzione tra le due è di quantità.

Leggende di luoghi ed edifizî di Napoli, introduzione, p. 304.

Una voce di lettore

La città dentro la letteratura

Un’altra chiave

L’affetto non sospende la verifica

Una seconda tensione attraversa queste pagine: si può essere legati a un racconto e continuare a interrogarlo. Croce riesamina le fonti delle leggende, ma nelle pagine successive riconduce anche il piacere di conservarle alle impressioni della fanciullezza, quando un’immagine, una scritta o un luogo sembravano attestare il mistero del passato.

La familiarità con un luogo e la forza di una storia non garantiscono, da sole, la verità del racconto. Possono però spiegare perché quel racconto abbia continuato a vivere e perché chi lo ha ascoltato desideri serbarlo.

Letto così, il libro suggerisce di tenere insieme due attenzioni: cercare che cosa è accaduto e capire che cosa ha reso una storia memorabile. L’emozione può dare inizio alla ricerca, senza deciderne in anticipo il risultato.

Leggende di luoghi ed edifizî di Napoli, introduzione, pp. 304–305.

Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l’aiuto dell’IA, non una spiegazione definitiva del testo.

Fonti

Benedetto Croce, Storie e leggende napoletane, quarta edizione riveduta, Bari, Gius. Laterza & Figli, 1948.

Illustrazione: Portone del palazzo Filomarino della Rocca, p. 12.