Poesia
Maria Rò
Una serenata notturna: la strada, l’attesa e una voce che chiama Maria Rosa, mentre l’amore trasforma il cielo e cerca ascolto alle finestre.
Il testo
MARIA RO’!...
Chi dorme a suonno chino se scetasse,
la luna è ghianca e la nuttata è doce;
chi vo’ sentì cantà ca s’ affacciasse,
chi vo’ sapé comme l’ ammore coce!
’O cielo pare na vesta de sposa,
tutta de diamante arricamata;
chesta è la vesta de Maria Rosa
cusuta cu li mmane de na fata!
Oi Maria Rosa, Maria Rosa mia,
de te m’ annammuraie pe na parola:
mo te faccio la posta pe la via,
t’ aspetto sempe e maie tu passe sola...
Sola nun passe, no, sola nun passe,
ca ’e fatte nuoste tu vuo’ fa’ sapé,
e chi li vo’ sapé, ca se scetasse!...
Maria Ro’! Maria Ro’! Moro pe tte!...
Soste di lettura
Fermiamoci qui
Parole napoletane
Un piccolo glossario
- ghianca
- bianca.
- cusuta
- cucita.
- te faccio la posta
- ti aspetto / sto ad aspettarti lungo il tuo passaggio.
UNA VOCE DI LETTORE
Portare la mattina dentro la notte
Quando ho immaginato Maria Rò, ho visto una Napoli di altri tempi. Ma l'ho vista nella luce del giorno.
È una scelta deliberata, perché la poesia dice chiaramente altro: c'è la luna, c'è una «nuttata doce», c'è chi dorme e deve svegliarsi. Non ho cercato quindi di illustrare letteralmente i versi. Eppure non ho sentito questo spostamento come un tradimento. Una messa in musica è sempre anche una lettura.
C'è innanzitutto l'attesa. «Te faccio la posta pe la via, t'aspetto sempe»: per me può vivere anche nella luce di una strada, davanti a un balcone o a una persiana. Non ha bisogno del buio per conservare il desiderio di chi aspetta.
Poi c'è l'eleganza delle immagini: il cielo come una veste da sposa, i diamanti, le mani di fata. Ho sentito che quella grazia poteva passare dalla luce della luna alla luce del sole, dai diamanti del cielo ai riflessi sul mare.
E infine c'è il contrasto. Nella canzone napoletana una musica luminosa può custodire un cuore malinconico. Quel «moro pe tte», dentro una Napoli solare e fiorita, mi sembra quasi più struggente: la bellezza che circonda chi parla rende ancora più evidente ciò che gli manca.
Naturalmente qualcosa si perde. Si attenua il tono confidenziale della serenata, quel parlare sottovoce dentro un vicinato addormentato.
Ma forse è proprio questo lo spostamento che ho cercato: portare la mattina dentro la notte.
Poesia e musica
Una poesia già vicina alla musica
Maria Rò non è un testo estraneo alla musica: il catalogo Un secolo di satira 1820/1920, nella scheda dedicata a Mario Costa, la ricorda come «Maria Rò! Chitarrata del 1886». La versione contemporanea qui proposta si inserisce dunque in una storia musicale precedente.
Nel progetto la scelta delle poesie non è dipesa soltanto dalla disponibilità giuridica dei testi, ma anche dal rispetto verso il repertorio storico ancora vivo. Sono state cercate poesie meno legate, nell’ascolto contemporaneo, alle canzoni napoletane più conosciute: anche in presenza di una musica precedente documentata, il criterio è stato considerarle quando quella veste musicale non risultava stabilmente presente nell’ascolto del pubblico medio contemporaneo.
Sono state invece volutamente escluse canzoni che appartengono al repertorio comunemente ascoltato e condiviso attraverso interpreti e tradizione, come Marechiare, Era de maggio, Palomma ’e notte e tante altre. La musica resta una prosecuzione della lettura, non il suo sostituto.
Ascolto
Maria Rò in musica
Passo pur'io nasce dal desiderio di riportare all’ascolto poesie di Salvatore Di Giacomo meno presenti nel repertorio napoletano più conosciuto, conservandone lingua e atmosfera e affidandole a sonorità e arrangiamenti contemporanei.
Per Maria Rò ho immaginato una Napoli d'altri tempi, solare, elegante e romantica: balconi fioriti, persiane verdi, mare, luce, attesa e sentimento. Da questa idea è nato anche il videoclip, costruito come una piccola sequenza cinematografica ispirata al mondo evocato dai versi di Di Giacomo.
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Ascolta anche le altre poesie del progetto Passo pur'io
La playlist raccoglie le due parti pubblicate: Passo pur'io e Tutto se scorda – Passo pur'io Vol. II.
UN’ALTRA CHIAVE
Un amore che non riesce a restare segreto
La poesia comincia come una serenata, ma non si rivolge soltanto a Maria Rosa. Il primo invito è per tutti: chi dorme si svegli, chi vuole ascoltare si affacci. Prima ancora che compaia il nome dell'amata, l'amore è già diventato una scena pubblica.
Eppure, quando Maria Rosa entra davvero nei versi, tutto sembra restringersi. Il cielo intero diventa la sua veste, ricamata di diamanti e cucita da mani di fata. Il paesaggio non fa più da sfondo: viene assorbito dalla figura della donna.
Poi però la poesia torna di nuovo alla strada. Lui la aspetta, le fa la posta, osserva che non passa mai sola. Ed è qui che il sentimento privato incontra il mondo degli altri: «ca ’e fatte nuoste tu vuo’ fa’ sapé». Quell'amore, che dovrebbe appartenere soltanto a due persone, vive invece sotto gli occhi del vicinato.
Per questo il finale mi sembra meno semplice di una dichiarazione amorosa. «Maria Ro’! Maria Ro’! Moro pe tte!...» è certamente un grido d'amore, ma arriva dopo una poesia piena di finestre, strada, presenza degli altri. È come se il sentimento, proprio perché non può restare nascosto, avesse bisogno di diventare canto.
La serenata allora non serve soltanto a raggiungere Maria Rosa. Serve anche a trasformare un amore privato in qualcosa che, per una notte, appartiene a tutti quelli che si affacciano ad ascoltare.
Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l'aiuto dell'IA, non una spiegazione definitiva del testo.
Fonti
Testo: Salvatore Di Giacomo, Poesie, «Maria Ro’!...», p. 212; edizione elettronica Liber Liber, prima edizione elettronica 26 gennaio 2017.
Edizione di riferimento: Poesie e prose di Salvatore Di Giacomo, a cura di Elena Croce e Lanfranco Orsini, Milano, Mondadori, 2004.
Crediti dell’e-book: digitalizzazione e impaginazione Ruggero Volpes; revisione Alyssa Violle; pubblicazione Catia Righi. L’e-book dichiara «Diritti d’autore: no». Licenze Liber Liber.
Nota storico-musicale: Francesca De Ruvo e Alessandra Monica Mazzaro (a cura di), Un secolo di satira 1820/1920. Caricature della Fondazione Pagliara e dell’Istituto Suor Orsola Benincasa, Istituto Suor Orsola Benincasa, 2016, scheda «Mario Costa», pp. 146–147. Catalogo digitale.
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