Letture e documenti

I misteri di Napoli

Racconto di fatti contemporanei

L. I. ·

Strade, denaro, professioni e protezioni: un racconto che cerca i meccanismi nascosti della città.

Napoli, sulla soglia dell’Unità

Pubblicato nel 1861, I misteri di Napoli guarda anche ai decenni precedenti della città borbonica: il racconto si apre nell’ottobre del 1833. Narrazione urbana, cronaca, denuncia giudiziaria e osservazione sociale si intrecciano dentro le vicende dei personaggi.

È per questo che il libro trova posto in Versi di Napoli. La città entra nei destini attraverso luoghi e meccanismi precisi: il denaro necessario a vivere, le raccomandazioni, gli studi professionali, gli uffici, la polizia, le carceri, le carte false e le reti di protezione. Non c’è una Napoli da contemplare come una cartolina, né un degrado attribuito al destino: il racconto cerca i rapporti che rendono possibili gli abusi.

L. I. scrive con partecipazione e, soprattutto nelle parti finali, con un’aperta polemica contro il governo borbonico. Il libro tenta di raccontare i meccanismi nascosti della Napoli contemporanea, mescolando narrazione, cronaca, denuncia e giudizio politico. Le scene presentate come vere e i giudizi dell’autore vanno letti distinguendoli: non costituiscono, da soli, una ricostruzione storica neutrale o una verifica di ogni fatto narrato.

Questo volume precede di quasi un decennio i più celebri Misteri di Napoli di Francesco Mastriani, pubblicati nel 1869–1870. Ha però un valore autonomo: mostra che già nel 1861 il titolo e il modello dei “misteri urbani” erano usati a Napoli per raccontare e indagare la città contemporanea.

Frontespizio di I misteri di Napoli, firmato per l’avvocato L. I., Napoli, 1861.
Frontespizio di I misteri di Napoli, Napoli, 1861.

Cinque passi dentro la città

Raccontare fatti contemporanei

È la dichiarazione di metodo di L. I.: le scene sono presentate dall’autore come reali, mentre nomi e cognomi possono essere schermati.

Nel descrivere i misteri di una città, trattasi ordinariamente di storia contemporanea; dal che conseguita che i casati, e qualche volta anche i nomi, debbono di necessità rimanere in punta della penna. Non sarà perciò da maravigliare se noi sopprimeremo tutt’ i cognomi, e talvolta cambieremo anche i nomi degl’ individui che hanno rappresentato qualche parte nelle brutte scene, ma più che vere, che andiamo a mettere sotto gli occhi del pubblico.

Capo II, Diverso destino degli uomini, p. 9.

Una città riconoscibile

Una vettura da nolo, un percorso, una destinazione: i nomi dei luoghi danno al racconto una geografia concreta.

Incaminati alla volta di porta capuana e giunti al largo ove sbocca la strada di S. Giovanni a carbonara l’uomo che conduceva le due donne fé’ un segno al cocchiere di una vettura da nolo di avvicinarsi. […] prima di montare in carrozza si volse dicendo, ma sei ben certo Pasquale del luogo ove dobbiamo fermarci, se ai mulini, od alla seconda fontana di Poggioreale?—né agli uni, né all’altra rispose l’interrogato, ma dobbiamo andare direttamente all’acqua della bufala.

Capo III, Un pranzo all’acqua della bufala, p. 23.

Incisione di Porta Capuana con passanti e cavalieri davanti all’arco.
Porta Capuana, Luigi Rossini, 1839.Wikimedia Commons · pubblico dominio.

Vivere con dodici ducati

Emidio cerca di costruirsi una professione. Il suo reddito deve bastare tanto alle necessità quotidiane quanto ai libri.

Tra il mensile dell’ istituto e quello di una lezione particolare riuniva egli una dozzina di ducati al mese; ma dovendo con essi vivere, vestire, pagare il pigione della casa e comprare qualche libro, è naturale che dovess’essere molto parco nelle spese. Andava pertanto a mangiare in una trattoria a S. Tommaso di Aquino ove i prezzi erano assai discreti, ed ove ebbe la sventura di conoscere un prete calabrese, e stringere con esso lui amicizia.

Capo II, Diverso destino degli uomini, pp. 18–19.

Dietro le carte, una rete

Nel colloquio con il ministro della Polizia, una spia descrive la società dei falsari. È il libro a collegarne l’estensione alla presenza di impiegati e di protezioni.

Pregava V. E. che questa società falsifica fedi di credito e polizze di Banco; falsifica testamenti olografi, boni, cambiali, quietanze e documenti d’ogni maniera; falsifica lauree della Regia Università degli Studii e diplomi di qualunque natura; falsifica carte da giuoco che fa introdurre per mezzo dei suoi agenti e con l’accordo dei domestici nei bigliardi, nelle bische ed in molte case particolari […] Di questa società, molto estesa, come vostra Eccellenza comprende benissimo, debbono far parte molti impiegati; il perchè essa gode necessariamente alte protezioni; tuttavolta mercè gli esatti ragguagli che io andrò a sottometterle non sarà molto difficile liquidare giuridicamente il tutto.

Capo XII, La spia secreta, pp. 128–129.

Dentro il carcere

Nelle pagine finali, la denuncia di L. I. si concentra anche sulle privazioni imposte ai detenuti.

Se non che questa promessa rimaneva ineseguita; ed il povero Emidio e i suoi compagni, restavano tuttavia in galera, quando avvenuta la morte di uno di essi, gli altri protestavano contro quell’eccesso di barbarie; ma quella protesta, fruttava loro che dopo 8 giorni venivano rinchiusi, d’ordine del signor Ajossa, in una segreta senz’aria, senza moto, senza luce, senza carta calamajo e penne, senza libri, senza poter vedere le famiglie, senza poter avanzare alcun reclamo alle autorità: […]

Capo XVII, Il bagno della Darsena, p. 195.

Una voce di lettore

Un’altra chiave

Una delle cose più interessanti de I misteri di Napoli è il modo in cui la città appare come una rete.

Le persone non vivono isolate: sono collegate da denaro, raccomandazioni, uffici, professioni, conoscenze, debiti, documenti, protezioni e paura. Una cambiale, una fede di credito, una lettera di presentazione o una conoscenza dentro un ministero possono cambiare un destino quanto una strada o un quartiere.

In questo senso Napoli non è soltanto il luogo in cui accadono i fatti: è il sistema che li rende possibili. Le trattorie, gli studi legali, i caffè, i tribunali, le carceri e le strade formano una stessa trama urbana e sociale. Il romanzo passa continuamente da uno spazio all’altro mostrando come i diversi mondi della città — quello rispettabile, quello amministrativo, quello criminale — siano molto meno separati di quanto sembrino.

Anche il tema della falsificazione acquista così un significato più ampio. Non vengono falsificate soltanto carte bancarie o documenti: viene continuamente messa in discussione la distanza tra ciò che appare legittimo e ciò che lo è davvero. Un titolo, una firma, una professione, una protezione possono dare forma pubblica a rapporti che il libro presenta come corrotti o violenti.

È forse questa la modernità più sorprendente del testo: il male urbano non viene rappresentato come qualcosa che vive ai margini della città, ma come qualcosa che può attraversarne le istituzioni, le professioni e le relazioni quotidiane. I “misteri” non sono dunque soltanto luoghi nascosti: sono i collegamenti invisibili che tengono insieme la città.

Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l’aiuto dell’IA, non una spiegazione definitiva del testo.

Fonti

L. I., I misteri di Napoli. Racconto di fatti contemporanei, volume unico, Napoli, Stabilimento tipografico dell’Ancora, Largo S. Marcellino 2, 1861. Esemplare della University of Toronto, digitalizzato da Internet Archive.

Luigi Rossini, Porta Capuana, 1839, da Viaggio pittorico da Roma a Napoli. Riproduzione su Wikimedia Commons, pubblico dominio.