Poesia

È stata Viulante!...

Salvatore Di Giacomo

Un garofano, un nome da custodire e un vicinato che sa tutto: l’amore prende voce fra il segreto e il ritornello.

Il testo

È STATA VIULANTE!...

Figliola, ca staie ncopp’ a stu barcone,
giacché mm’ e’ visto e famme na finezza:
mìneme stu carofeno schiavone,
ca io mme l’ appizzo mpietto pe bellezza.
E a chi mme dice: «Oi ni’, chi ve l’ ha dato?»
Dico: «E chi ’o ssape? E mme l’aggio abbuscato...»

E mme l’ aggio abbuscato – ’a na bella figliola
ca mm’ ha fatto fa’ ciento giuramente,
ca si mme scappa
na parola sola,
’a perdo
eternamente...

(Ma si tu mme tradisce,
’o dico a tuttuquante
stu nomme ca pe mo saccio sul’ io...
«È stata Viulante!...»)
Ah!
Viulante, Viulante!
Core ’e stu core mio!...

Anze mo abbàre a te, bella figliola,
c’ aggio saputo quanto si’ crudele!
Ca sincera nun si’ pe n’ ora sola!
Ca pe mez’ ora sola si’ fedele...
Mme l’ hanno ditto e mme l’ hanno avvisato
tutte ll’ amice e tutt’ ’o vicenato.

E a tutto ’o vicenato – aggio ditto ’a buscia...
E siente che buscia c’ aggio ammentata:
«Gnernonzignore!
’A nnammurata mia,
no, nun è chella,
è n’ ata...»

(Ma si tu mme tradisce
’o dico a tuttuquante
stu nomme ca pe mo saccio sul’ io...
«È stata Viulante!...»)
Ah!
Viulante, Viulante!
Core ’e stu core mio!...

Parole napoletane

Un piccolo glossario

carofeno schiavone
garofano di colore rosso scuro
mme l’aggio abbuscato
me lo sono guadagnato
giuramente
giuramenti
abbàre a te
bada a te, fai attenzione
buscia
bugia
Gnernonzignore
signornò, no davvero

Una voce di lettore

Il poeta non dichiara il suo amore: lo mette in scena come un gioco di discrezione. Il garofano appuntato sul petto è un pegno d’amore, e il nome di lei è insieme un segreto custodito e una minaccia: «ma si tu mme tradisce, ’o dico a tuttuquante». La minaccia è tenera, quasi un ricatto da innamorati: il nome, pronunciato davanti a tutti, diventa l’arma più dolce e più crudele.

Quello che mi piace di più è questa contraddizione. Lui sa che Violante è crudele, che è fedele «pe mez’ora» e basta; lo sanno gli amici, lo sa il vicinato. Eppure, quando gli chiedono di lei, la difende e inventa una bugia: «’A nnammurata mia... no, nun è chella, è n’ata». Non so se sia ingenuità o orgoglio: forse tutte e due.

Poi c’è il ritornello, che per me è il cuore della poesia. La prima volta sembra quasi uno scherzo, la seconda ha già il tono di un sospiro. Il nome di lei è insieme un’arma e una carezza.

Leggendola ad alta voce, in napoletano, si sente subito che è fatta per essere detta, quasi cantata. È una poesia breve, ma contiene un’intera storia d’amore. Il balcone, il vicinato che vede e sa tutto, la «buscia» improvvisata sul momento: è una Napoli di affacci, di voci e di sguardi, e il tono è quello vivo del parlato.

Un’altra chiave

C’è qualcosa di quasi teatrale in È stata Viulante!.... Di Giacomo non racconta una storia d’amore dall’esterno: prepara una piccola scena. C’è un uomo in strada, una donna affacciata al balcone, un garofano che passa dall’alto verso il basso e, tutt’intorno, un pubblico invisibile ma continuamente presente: gli amici, il vicinato, «tuttuquante».

Violante, in realtà, non parla mai. La conosciamo soltanto attraverso le parole di lui e attraverso quello che gli altri dicono di lei. Eppure domina tutta la poesia. Il suo nome viene nascosto, difeso, minacciato e infine gridato nel ritornello.

Anche la disposizione dei versi sembra accompagnare questa piccola rappresentazione. Il discorso procede come una conversazione, poi rallenta e si spezza quando il protagonista ricorda il giuramento di non rivelare il nome; subito dopo esplode nel richiamo: «Viulante, Viulante!». Non è difficile immaginare pause, cambi di tono, ammiccamenti verso chi ascolta.

Il vicinato ha una funzione particolare. Non è soltanto lo sfondo della scena: è quasi un secondo personaggio. Sa, osserva, riferisce. L’amore tra i due, che dovrebbe essere segreto, esiste dentro una comunità nella quale tutti vedono e tutti parlano. Per custodire Violante, l’innamorato deve allora fare qualcosa di paradossale: mentire pubblicamente per proteggere una verità che tutti sembrano già conoscere.

Forse è anche per questo che il testo sembra chiedere naturalmente una voce. Anche senza accompagnamento musicale, possiede ritmo, ritornello, entrate, sospensioni e una battuta che ritorna. La poesia non descrive soltanto una scena: sembra quasi aspettare di essere recitata davanti a qualcuno.

Questa è una possibile chiave di lettura proposta con l’aiuto dell’IA, non una spiegazione definitiva del testo.

Ascolto

È stata Viulante!... in musica

La nuova musicazione qui proposta nasce dalla mia lettura dei versi di Salvatore Di Giacomo e fa parte del mio progetto di poesie in musica. Non risulta una precedente versione musicale entrata stabilmente nel repertorio o nella memoria degli ascoltatori.

Questo contenuto è ospitato su YouTube. Caricando il video verrà stabilita una connessione con i server di YouTube.

Informazioni sui contenuti esterni

Guarda il video su YouTube

Ascolta È stata Viulante!... su Spotify

Fonti

Salvatore Di Giacomo, Poesie, da Poesie e prose, a cura di Elena Croce e Lanfranco Orsini, Milano, Mondadori, 2004; edizione elettronica Liber Liber.

Per le parole napoletane: Giuseppe Giacco, Schedario napoletano.